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#Mattia Manzini
wrooom · 1 year
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"Pagani Huayra during the Pagani Open Day in Monza some years ago"
By Mattia Manzini
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Blue Monster by Mattia Manzini Via Flickr: Lamborghini Aventador SVJ in Ancona
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carsandsparkles · 1 year
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Performante by Mattia Manzini Via Flickr: Lamborghini Huracán Performante in Gstaad
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nhc1922 · 2 years
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458 Challenge por Mattia Manzini Por Flickr: Ferrari Challenge cars at the 2019 Finali Mondiali
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tarditardi · 3 months
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17/9 Pan-Pot + Mattia Trani fanno scatenare Winter Opening @ Bolgia - Bergamo
Sabato 17 settembre 2022 il Bolgia di Bergamo dà il via alla sua stagione invernale con i tedeschi Pan-Pot. E' un Winter Opening tutto da vivere, quello con Tassilo Ippenberger e Thomas Benedix, sul palco i Pan-Pot, artisti nella loro quasi ventennale carriera hanno fatto scatenare club e festival di riferimento come Time Warp, Space - Miami e Amnesia - Ibiza. Il loro stile mette assieme una techno potente, visionaria,  senza fronzoli e le radici più scure e autentiche della house music. "Skin On Skin", loro recente EP, ne è un'ottima sintesi. Tra le etichette con cui hanno collaborato ci sono Mobilee Records della collega Anja Schenider, Soma e Second State. Subito dopo il loro dj set al Bolgia il 17 settembre, per i Pan-Pot c'è un vero tour de force: il 2 ottobre sono al Club Pan di Hannover,  il 7 si spostano allo Uebel & Gefährlich di Amburgo. Il 9 ottobre eccoli al Pacha di Barcellona ed 14 al Nexus in Francia. 
Con i Pan-Pot in main room al Bolgia il 17 settembre c'è pure Mattia Trani. Figlio d'arte, è ormai uno dei giovani dj producer più apprezzati nei club italiani ed europei. Ciò che lo contraddistingue è una "ossessionata ricerca, al pari della scoperta dell'analogico" che lo porta a delineare nel tempo "un vero e proprio stile High-quality Techno, che si muove tra latitudini Warehouse/Rave e longitudini Acid/Drum'n'Bass". 
Chiudono il cerchio, in main room al Bolgia il 17 settembre, MuDdker e Andrea Melzi. Nella Garden Room si alternano invece invece Cidos, Edoardo Manzini, Lowe b2b Lore_G, Magic Mike, Mattia Pagliarin b2b ZOIG, Silver e Flint. Nella Lab Room spazio infine ad Ame Volpara, Armian, Maddalina , Enrico Frustoli b2b Banjo, Tilo e Mikk. Il Bolgia apre alle ore 23.30 e si balla fino alle 6 del mattino.
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Quello che vede protagonisti in console i Pan-Pot al Bolgia di Bergamo il 17 settembre 2022 è solo l'ennesimo party d'eccellenza di un top club vero come il Bolgia. Dove, nelle scorse settimane e per tutta la passata stagione, si sono esibiti artisti come Chris Liebing, Dennis Cruz, Sam Paganini, Marco Faraone, Len Faki, Joseph Capriati, Ilario Alicante, Luca Agnelli, Seth Troxler, Stella Bossi o Anfisa Letyago. 
17/9 Pan-Pot + Mattia Trani x Winter Opening @ Bolgia Bergamo
Info e prenotazioni: https://www.bolgia.it/panpot/
Bolgia
via Vaccarezza 9 Osio Sopra (Bergamo) A4: Dalmine
info: 338 3624803
dalle 23.30 alle 6 del mattino
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Lovely Combo by Mattia Manzini Via Flickr: Ferrari SF90 and Monza SP1 before the arrival of the Cavalcade Icona rally
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IL VENERDÌ NAPOLI ARTE                        L’arte del Seicento napoletano                                                                                                            Cetara: la Madonna di Costantinopoli  - Francesco Manzini e San Bartolomeo
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Cetara è una ridente cittadina sulla costiera amalfitana, lambita dal mare e prescelta da numerosi turisti per trascorrere ore liete tra bagni, sole e romantiche passeggiate. A pochi passi dal centro vi è la chiesa di S. Maria di Costantinopoli, edificata nel 1867, come si evince chiaramente dalla data di apertura al culto posta sul pavimento e negli affreschi della cupola, anche se i lavori di costruzione cominciarono nei primi anni dell'Ottocento. Essa andò a sostituire una piccola chiesetta, anche essa dedicata alla Madonna di Costantinopoli, costruita intorno al 1550 e della quale oggi residuano pochi e malconci ruderi. Nella nuova chiesa troneggia una pala d'altare raffigurante la Madonna col Bambino e santi, forse proveniente dalla cappella cinquecentesca, sulla base di una visita pastorale del 1550 eseguita per conto della diocesi di Amalfi, nella quale si accenna ad un'antica e preziosa icona mariana. L'autore del dipinto va ricercato nella bottega dei D'Amato, la quale per decenni, prima col padre Giovann'Angelo e poi con il figlio Giovanni Antonio, dominò la scena artistica locale, monopolizzando la committenza ecclesiastica. Giovanni Angelo D'Amato, è originario di Maiori (Salerno) ignoriamo le date di nascita e di morte, ma la sua attività è ampiamente documentata nell'ultimo quarto del secolo XVI e agli inizi del XVII. La più antica data finora nota che lo riguardi è il 1576, anno in cui il pittore dipinse per la collegiata di Atrani, per il prezzo di 120 ducati, "una gran cona di legno", tuttora esistente ma smembrata. L'anno successivo promise, insieme con Girolamo Imparato, di dipingere e indorare una "cona", ora perduta, per Marcantonio Dulcetto. Nel 1583 il pittore firmò e datò la tavola del duomo di Ravello con S. 20 Michele Arcangelo "Io: Angelus de amato maioresis me pinxit A.D. MDLXXXIII". Dopo tale anno, a parte una "icona magna" con la Madonna del Rosario e Misteri firmata e datata 1588, ricordata a Ravello nella sacra visita del 1617 e oggi dispersa, nessuna notizia ci è pervenuta sull'artista fino al 1595, data da cui inizia invece una fitta serie di documenti che si susseguono, quasi ad annum, fino al 1615. Dal loro esame emerge che egli collaborò più volte con Girolamo Imparato e dovette appartenere alla sua stessa generazione anche se nelle opere ritrovate - quasi tutte a Napoli, sulla costiera amalfitana e sorrentina e in Calabria - appare spesso in connessione col più giovane Francesco Curia. Le conoscenze acquisite permettono soprattutto di delinearne il percorso artistico la cui fase iniziale è documentata dal ricordato polittico di Atrani del 1576: le tre tavole del registro inferiore con la Maddalena fra i ss. Sebastiano e Andrea sono attualmente sistemate nell'abside della chiesa, mentre quelle del registro superiore con la Resurrezione fra i ss. Pietro e Paolo si trovano nella sagrestia. Nell'opera, che stando ai documenti è la più antica del pittore, il D'Amato sembra essere agli esordi debitore di Giovan Bernardo Lama anche se già se ne distacca caratterizzandosi per certe libertà disegnative e per personali scelte coloristiche di tinte acide e fredde. Giovanni Antonio D'Amato nasce come pittore devozionale ma per una parte del suo percorso artistico sarà attirato dal naturalismo dei primi caravaggeschi napoletani, a tal punto da confondersi a loro in alcune opere come nel Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia della collezione Pellegrini a Cosenza, attribuito in passato a Beltrano o a Vitale. I suoi quadri naturalisti sono però sempre intrisi da una garbata punta di devozione familiare e dal dolce impasto cromatico proprio delle sue origini baroccesche. Ad inizio secolo sono collocabili la Vergine Lauretana della chiesa di Santa Maria del Popolo agli Incurabili e la Visione di San Romualdo sulla volta del coro dell’Eremo dei Camaldoli. In anni successivi realizza il caravaggesco Santi Nicola, Domenico e Gennaro, oggi nel museo civico. Celebri 21 alcune sue opere conservate nella quadreria dei Gerolamini: la Deposizione e la Sacra Famiglia, un soggetto che replicherà in una tela già nella chiesa delle Crocelle ai Mannesi ed oggi al Divino Amore. La sua attività proseguirà fino agli inoltrati anni Quaranta non solo a Napoli ed in costiera amalfitana, ma si irradierà anche verso la Calabria e la Puglia, fino a quando i tempi dell’ultima Maniera, anche se aggiornati al lume caravaggesco, non saranno esauriti definitivamente. Il filone devozionale d’ispirazione toscana comprende autori importanti: Fabrizio Santafede, uno Stanzione ante litteram, campione incontrastato della nuova pittura, Giovanni Balducci, fautore di un pacato realismo domestico e Giovan Bernardo Azzolino, suocero del Ribera, il più seicentesco tra i tardo manieristi napoletani. Essi si limiteranno unicamente ad un viraggio di colore verso lo scuro nelle loro composizioni sacre dopo il 1608. A questi autori può essere affiancato Ippolito Borghese dal linguaggio intriso di pietismo e dallo stile aneddotico e devozionale. Ritornando alla pala in esame un convincente raffronto tra alcune opere documentate dei due artisti e la parte alta, raffigurante la Madonna col Bambino non lascia alcun dubbio sull'autografia, per cui riferiamo solo come curiosità una sorta di firma che in fase di restauro era comparsa, anche se poco leggibile: "Tanga", la quale ci avrebbe portato a scoprire la prima opera di uno dei numerosi pittori napoletani, citati tra i documenti di pagamento presenti negli archivi, ma ancora in attesa che gli studiosi gli riferiscano uno o più dipinti. Nel caso specifico si poteva trattare di Francesco o di Paolo Tanga, ancora sospesi nel limbo dei pittori dei quali nulla sappiamo, se non le scarne notizie contenute nelle bancali di pagamento. Un argomento affascinante e per chi volesse approfondirlo consiglio di consultare in rete un mio articolo: Pittori del Seicento napoletano, dipinti senza autore ed autori senza dipinti.
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 Manzini, attivo nella seconda metà del Seicento e nel primo quarto del secolo successivo, morto nel 1733, è ricordato dal De Dominici come abile copista di Mattia Preti. Egli è allievo di Giacomo Farelli e sono state identificate alcuni suoi dipinti firmati e datati, tra cui ora aggiungiamo al suo catalogo uno splendido San Bartolomeo firmato e datato 1720, in collezione Fernandes. Nel museo civico di Castel Nuovo è esposta una grande pala rappresentante La decollazione di San Paolo, copia dell'omonima opera del Preti conservata a Houston, nella quale il Manzini si esprime con tale abilità che anche il Causa fu tratto in inganno e ritenne il dipinto autografo. Solo il restauro del quadro e la scoperta della firma dell'autore valse a ristabilire la verità. Un altro suo dipinto, La toletta di Venere firmato F. Manzini e datato 1699, già nella raccolta D'Avalos, è stato da me pubblicato nel 6° tomo del Secolo d'oro della pittura napoletana (pagg. 400 - 409). In questa tela di grandi dimensioni (292 x 216) egli ricalca una composizione di Guido Reni, della quale esistono più versioni. L'esecuzione di "quattro figure muliebri a grandezza del naturale", pur ricalcando il modello del grande maestro emiliano, mostra in alcuni personaggi, come il Cupido e l'ancella di centro, caratteri stilistici propri dell'educazione artistica del Manzini, che fortemente risentiva degli esempi del Solimena. Il San Bartolomeo in esame (128 x 101), recante sul retro della tela firma e data è copia di qualità eccellente dal Martirio di San Bartolomeo collocato cronologicamente nella fase matura dell'attività del Preti e di cui esistono altre formulazioni del prototipo, tra cui la più nota nel coro della chiesa di San Silvestro al Quirinale a Roma, mentre a Cagliari nella chiesa di San Sepolcro è sito un San Nicola in preghiera davanti alla Madonna eseguito nel 1707. 24 Dal Preti Manzini derivò i caratteri precipui del suo stile, caratterizzato da eleganza e classicità della forma. La scoperta del San Bartolomeo è una conferma di un alunnato del Manzini presso il Preti, per una stesura identica a quella delle opere tarde del Cavaliere calabrese e costituisce un importante tassello per la ricostruzione del suo catalogo
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carpr0n · 3 years
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Starring: Zenvo TS1 GT
By Mattia Manzini
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motivationsforlife · 3 years
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W16 by Mattia Manzini
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wrooom · 1 year
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Roadster BC 
"Pagani Huayra Roadster BC at the Pagani headquarters"
By Mattia Manzini
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More Carbon Regera by Mattia Manzini Via Flickr: Koenigsegg Regera in Gstaad
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nhc1922 · 2 years
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Dino
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Dino por Mattia Manzini Por Flickr: Ferrari Dino 246 GT
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carspotdx · 3 years
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Lamborghini Diablo GTR
Source; Mattia Manzini on Flickr
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sssupersports · 3 years
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From Above by Mattia Manzini Via Flickr: Some editions of Pagani Huayra and Zonda in Monza
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motorcyclesunited · 3 years
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Fast Panda
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Fast Panda by Mattia Manzini Via Flickr: Bugatti Chiron in Andermatt during SOC 2018
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myheartpumpspetrol · 4 years
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GT2RS | Mattia Manzini
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