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#25 novembre 1985
lestoriedikosmonautika · a year ago
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Il programma Venera. 
Recentemente si è ricominciato a parlare molto di Venere; il nostro vicino di casa (poco più di 38 milioni di Km dalla Terra) ed il nostro “gemello” (ha quasi lo stesso diametro), nonostante abbia condizioni climatiche infernali, si è scoperto che potrebbe, almeno negli strati alti della sua densissima atmosfera, ospitare delle forme di vita.
Ma, sebbene così vicino, proprio per la sua densa ed infernale atmosfera, è stato esplorato poche volte e tutte da sonde Sovietiche e Russe. Oggi vi racconterò la storia di queste incredibili esplorazioni.
Tutto inizia nel 1961 con il lancio della sonda Venera 1: il 12 febbraio di quell’anno, la sonda partì per Venere. Per un guasto all’apparato di telemetria si persero i contatti, ma si presume abbia effettuato un flyby (un passaggio ravvicinato) a circa 100.000 km dal pianeta.
Il 12 novembre del 1965, lanciata da un vettore Molniya (il lanciatore della Voskhod, un R7 potenziato), parte per Venere la sonda Venera 2. Come la Venera 1, un problema di telemetria non consentì di determinare la traiettoria del veicolo che, pare, si sia immesso in un’orbita eliocentrica.
Dobbiamo arrivare alle sonde Venera 3 e 4 per avere i primi successi. Le due sonde, inviate in tandem secondo un’usanza sovietica ancora oggi in uso allo scopo di evitare fallimenti con una missione di backup, erano dotate di un veicolo sferico che sarebbe stato lanciato in una traiettoria di impatto sulla superficie del pianeta. Durante la caduta, avrebbe inviato i dati sulla composizione atmosferica, pressione etc.
Venera 3 è stato il primo oggetto fabbricato dall’uomo ad impattare sulla superficie di un altro pianeta il 1/3/1966. I suoi sensori, però, hanno smesso di funzionare poco dopo l’ingresso nell’atmosfera.
Venera 4 durò più a lungo: il 18/10/1967 impattò al suolo ma registrò solo i dati relativi agli strati alti dell’atmosfera e quindi una pressione di “appena” 25 volte superiore a quella terrestre. I suoi dati, infatti, furono smentiti dal flyby di Mariner 5 che misurò una pressione di 100 atmosfere.
Forti dell’esperienza, vennero lanciate le sonde Venera 5 e 6 rispettivamente il 5/1/1969 ed il 10/1/1969. La loro struttura molto più robusta, le fece durare per ben 53 minuti, registrando dati, stavolta corretti, sulla pressione, composizione e velocità dei venti.
Venera 7 fu la prima missione studiata per un atterraggio morbido. Sembrava uno scaldabagno ed era veramente robusta. Atterrò (per modo di dire) il 15/12/1970 e sopravvisse per 23 minuti sulla superfice. Nonostante il guasto del paracadute principale, che la fece impattare a 17 m/s, la sonda resistette. Sebbene mezza capovolta e con l’antenna disallineata, riuscì a misurare la temperatura al suolo (451°c) e la pressione (90 atmosfere). Gli altri sensori andarono fuori uso per l’impatto. Fu la prima sonda umana ad effettuare una trasmissione interplanetaria.
Venera 8, arrivata il 22/7/1972, fu più fortunata e trasmise dati dal suolo per 50 minuti. Non aveva fotocamere ma aveva un foto-ricettore per misurare l’intensità della luce al suolo. Questo in preparazione di future missioni dotate di fotocamera. La misurazione rivelò che la luce al suolo era simile a quella della Terra e che si poteva avere visibilità per circa 1 km.  
Con le Venera dalla 9 in avanti si inizia a fare sul serio. Lanciate dal più potente Proton, avevano la sonda madre che, anziché fare da veicolo di trasporto e poi perdersi nello spazio, frenava per inserirsi in orbita e fare quindi da Relè di trasmissione verso la Terra. Venera 9 partì l’8/6/1975 seguita dalla 10 il 14 giugno.  Arrivati in orbita il 20 ottobre, scesero al suolo ed atterrarono, il 22 venera 9 ed il 25 Venera 10, trasmettendo le prime fotografie della superficie di un altro pianeta.
Le sonde funzionarono per circa un’ora ciascuna.
Il successo delle due sonde fece proseguire il progetto con le Venera 11 e 12 che, però, non riuscirono ad aprire la telecamera e quindi trasmisero solo dati per più di un’ora (la 12 per 112 minuti).
Negli anni 80 le sonde Venera 13 e 14 trasmisero foto e dati per quasi due ore.
Le ultime sonde della serie Venera, le 15 e 16, erano solamente degli orbiter per la mappatura radar della superfice del pianeta.
Una “coda” del programma Venera, furono le sonde VeGa. Dall’acronimo di Venera e Gallei (la traslitterazione russa di Halley), si trattava di sonde sovietiche aperte alla collaborazione europea. Nel 1985 effettuarono due spettacolari atterraggi sul pianeta, continuando a trasmettere immagini e dati per 96 minuti, ma non solo: vennero lanciati rispettivamente due palloni sonda che operarono negli strati alti dell’atmosfera, funzionando per 46 ore. Ma la cosa più sensazionale fu che i due orbiter VeGa 1 e VeGa 2, non appena le sonde smisero di trasmettere, sfruttando l’attrazione gravitazionale di Venere si lanciarono all’inseguimento della Cometa di Halley che raggiunsero nel marzo del 1985.
Per il futuro, Roskosmos ha in programma, in collaborazione con le agenzie spaziali Europea ed Americana, la missione Venera D. D sta per “Dolgozhivushaya (lunga durata)” e la missione è progettata per resistere almeno un mese al suolo.
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spanishanditalianwags · a month ago
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Compleanno
GENNAIO
6 - Kylie Jamie Adjapong (2022)
13 - Stefano Sabelli (1993) / Anita Carretta (2016)
15 - Diego Seculin (2022)
18 - Matilde Barella (2021)
21 - Azzurra Bastoni (2022)
22 - Chiara Nasti (1998)
FEBBRAIO
1 - Rachele Risaliti (1995)
7 - Nicolò Barella (1997)
5 - Matilda Bonucci (2019)
10 - Francesco Acerbi (1988)
11 - Alessandro D’Orazio (2019)
16 - Federico Bernardeschi (1994)
17 - Gaetano Castrovilli (1997) 
19 - Viktorija Mihajlovic (1997)
22 - Vittoria Belotti (2021)
25 - Gianluigi Donnarumma (1999)
26 - Giorgio Leone Ceccherini (2022)
28 - Leonardo D’Ambrosio (2017)
MARZO
4 - Ludovico D’Ambrosio (2019)
5 - Camilla Bresciani (1999)
11 - Niccoló Murgia (2022)
14 - Gregorio Darmian (2022)
15 - Alessandro Benassi (2015)
17 - Leonardo Poluzzi (2018)
19 - Federica Schievenin (1990)
21 - Emanuele Rosati (2012)
22 - Thessa Lacovich (1998)
24 - Juliette Pastore (2000)
28 - Giulia Drac (1991)
29 - Guglielmo Dickmann (2022)
APRILE
1 - Lucrezia Mirante (2022)
5 - Ludovica Sensi (2022)
7 - Thomas Terracciano (2016)
13 - Alessandro Bastoni (1999)
15 - Clarissa Pucino (2022)
18 - Lavinia Barella (2019) / Lavinia Mancini (2022)
22 - Elisa Graziani (2002)
24 - Rebecca Barella (2017)
26 - Andrea Benassi (2017)
MAGGIO
7 - Greta Carretta (2021)
8 - Sandro Tonali (2000)
9 - Azzurra Di Lorenzo (2020)
11 - Achille Leo Darmian (2019)
14 - Matteo Bonucci (2014)
16 - Luna Sophie Finotto (2022)
18 - Alessia La Porta (1988)
21 - Lena Bernardeschi (2021)
25 - Augusta Iezzi (1992)
26 - Alessia Elefante (1998)
28 - Deva Bernardeschi (2019)
29 - Virginia Mihajlovic (1998)
GIUGNO
3 - Benedetta Aurora Gagliardini (2022)
15 - Martina Ravotti (1989) / Nicolò Dell’Orto (2022)
20 - Olivia Chiellini (2019)
23 - Roberta Vogliacco (1989)
24 - Giulia Amodio (1994) / Greta Bria (1994)
28 - Alessio Cragno (1994) / Giorgia Immobile (2015) / Bianca Costa (2022)
29 - Valentina Ciampolini
LUGLIO
2 - Nicolò Zaniolo (1999)
4 - Marianna Rosati (2009) / Tommaso Sala (2022)
7 - Claudia Scarpari (1987) / Lorenzo Bonucci (2012)
8 - Clarissa Franchi (1994)
11 - Jessica Aidi (1991)
13 - Veronica Ciardi (1985)
16 - Isabelle Benassi (2021)
17 - Vanessa Ru
21 - Marta Spallarrossa
23 - Tommaso Zaniolo (2021)
25 - Diego Soriano (2018)
28 - Maria Vittoria Meccariello (2022)
29 - Filippo Lancini (2022) / Rachele Lasagna (2022)
AGOSTO
1 - Domenico Berardi (1994)
4 - Giovanni Di Lorenzo (1993) 
5 - Stefano Sensi (1995)
9 - Grace Siega (2021)
12 - Giulia Bernacci (2002)
14 - Paolo Anastasio (2022)
17 - Francesca Cormanni (1988) / Mattia Immobile (2017)
21 - Ester Giordano (1990) / Claudia [Lorenzo Tonelli]
24 - Matias Gallo (2022)
23 - Emma Acampora (2022)
28 - Diego Aresti (2017)
30 - Valentina Sansone (2017)
SETTEMBRE
9 - Leonardo Proia (2022)
10 - Benedetta Cragno (2019)
14 - Alessandro Vogliacco (1998) / Vittoria Acerbi (2021) / Clio Caló (2022)
17 - Nico Poluzzi (2015)
18 - Tommaso Rugani (2020)
19 - Annamaria Esposito (1997)
23 - Ettore Gliozzi (1995) / Morena De Mauro (1992) / Martina Fantoni (1999)
25 - Fabio Lucioni (1987) / Marcello Di Gregorio (2020) / Cristian Bandinelli (2021)
26 - Silvia Iannuzzo (1991)
27 - Aurora Verre (2022) / Ginevra D’Errico (2022)
28 - Elisa Bagg (1995)
29 - Sole Di Francesco (2022)
30 - Santiago Sansone (2020)
OTTOBRE
10 - Elisa Liberati
13 - Beatrice Cordaz (2015)
22 -  Elena Cupelli
24 - Giorgia Duro (1992)
25 - Mathias Terracciano (2018)
28 - Violante Vogliacco (2021)
NOVEMBRE
11 - Andrea e Edoardo Sabelli (2021)
14 - Giulia Lucarini
19 - Martina Maccari (1985)
29 - Carolina Mauro (1991)
DICEMBRE
1 - Vittoria Cragno (2021)
18 - Thiago Siega (2019)
20 - Andrea Belotti (1993)
26 - Nicolò Berardi (2020)
29 - Francesca Fantuzzi (1994) / Santiago Cordaz (2016)
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brookside-birch · 11 months ago
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MGR GÉRARD DIONNE, ÉVÈQUE ÉMÉRITE D’EDMUNDSTON (1919-2020)
À l’Hôpital régional d’Edmundston, le 13 mai 2020, est décédé Mgr Gérard Dionne à l’âge de 100 ans et 11 mois, domicilié au Pavillon Le Royer de Saint-Basile.
Né le 19 juin 1919 à Saint-Basile, Mgr Gérard Dionne était le dernier fils d’une famille de dix enfants d’Aurèle Dionne et d’Octavie Pelletier. Il fut précédé dans la tombe par ses frères et sœurs : Alexandre (Germaine Ouellet), Camille (Pearl Picard), Eugénie (Joseph Arsenault), Zoël (Germaine Maurice), Père Basile, Benoit (Jeanne Cyr en premières noces et Yvonne Gagnon-Landry en secondes noces), Elzéar (Alphonsine Bélanger), Rose-Aimée (Adalbert Ouellet), Luce (Wallen-Henry Albert). Il laisse dans le deuil plusieurs neveux et nièces.
Il fit ses études primaires et secondaires à l’Académie Conway d’Edmundston. En 1939, à l’âge de 17 ans, il entreprit ses études classiques au Séminaire de Saint-Victor de Beauce et en 1944, ses études théologiques au Séminaire Saint-Cœur-de-Marie de Halifax. Il fut ordonné prêtre le 1er mai 1948 en l’église Notre-Dame-des-Sept-Douleurs par Mgr Marie-Antoine Roy, o.f.m., premier évêque d’Edmundston.
Fonctions : Vicaire à la paroisse Notre-Dame-des-Sept-Douleurs (1948-1956). Aumônier des Sœurs Maristes du Mont Sainte-Marie et des Sœurs Servantes du Très-Saint-Sacrement à Edmundston (1956-1960). Après trois années d’études à Rome, où il obtint un doctorat en Droit canonique, il fut aumônier des Hospitalières de Saint-Joseph à Saint-Basile (1963-1967). Directeur de l’Office pour l’Amérique Latine de la Conférence catholique canadienne à Ottawa (1967-1971). Curé de la paroisse Notre-Dame-des-Sept Douleurs à Edmundston (1971-1975). Le 23 janvier 1975, Sa Sainteté le pape Paul VI le nommait évêque titulaire de Garba et évêque auxiliaire de Sault-Sainte-Marie (1975-1984). Il fut consacré évêque le 8 avril 1975 en l’église de Notre-Dame-des-Sept-Douleurs par Mgr Alexander Carter, évêque de Sault-Sainte-Marie. Le 23 novembre 1983, Sa Sainteté le pape Jean-Paul II le nommait évêque titulaire d’Edmundston. Son installation canonique eut lieu le 23 janvier 1984 en présence de Mgr Angelo Palmas, pro-nonce apostolique, en la Cathédrale Immaculée-Conception d’Edmundston. Le 23 janvier 1984, il succède à Mgr Fernand Lacroix, c.j.m., en prenant comme devise ‘’ Je suis votre frère’’.
En 1985, il fonde l’école de la Foi, s’occupa vivement de la relève sacerdotale et il tient de 1987 à 1990 un Synode diocésain. En octobre 1993, après dix années de ministère épiscopal comme quatrième évêque d’Edmundston, Mgr Dionne prend sa retraite, pour lui, prendre une retraite signifie ‘’poursuivre le ministère confié’’. Domicilié à l’Hôtel-Dieu Saint-Joseph de Saint-Basile, il continu de servir Dieu et son peuple, selon ses disponibilités. Il agit à titre de vicaire judiciaire adjoint et juge au Tribunal matrimonial, il prêche des retraites, des neuvaines et des triduums, préside des funérailles, mariages, baptêmes et confirmations, devient administrateur de paroisses et aumônier auprès de plusieurs communautés.
Lettres pastorales : Lettre pastorales sur les vocations (6 mai 1990)
Lettre pastorale- Année mariale (1987 à 1988)
Lettre pastorale- Un Synode diocésain (19 mars 1987)
Lettre pastorale sur les vocations (25 novembre 1984)
Publications :
Petite histoire (1995)
Je suis votre frère (2004)
En toute fraternité (2013)
Mère, dis-moi comment tout a commencé (2017)
https://www.residencefunerairebellavance.com/avisdedeces/mgr-gerard-dionne
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gianfrancogoria · a year ago
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Il traghetto spaziale — Le missioni dello Shuttle
Il traghetto spaziale — Le missioni dello Shuttle
CdPetc: Festeggiamo il 40º anniversario del 1º volo del Programma Space Shuttle: STS-1 con l’orbiter Columbia avvenuto il 12 aprile 1981riproponendo due articoli apparsi rispettivamente nel nº 38 del 25 settembre 1985 e nel nº 45 del 13 novembre 1985 del Giornalino. … Leggi le pagine originali su: Read More Corrierino e Giornalino
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bibliotecasanvalentino · a year ago
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#bibliotecasanvalentino
In Biblioteca puoi scoprire autori e opere che non conoscevi o di cui avevi sentito parlare ma che ancora non avevi avuto modo di leggere. Ed è per questo che abbiamo deciso di dedicare un angolo alla scoperta di questi "tesori nascosti". Oggi l'opera e l’autore prescelti sono: “Donne che amano troppo" di Robin Norwood. Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato o non disponibile non riescono a liberarsene? Mentre sperano o desiderano che lui cambi, di fatto si coinvolgono sempre più profondamente in un meccanismo di assuefazione. “Donne che amano troppo” offre una casistica nella quale sono lucidamente individuate le ragioni per cui molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo. Con simpatia e competenza professionale Robin Norwood indica un possibile itinerario verso la consapevolezza di se stessi e verso l’equilibrio dei sentimenti. Questo libro è dedicato a tutte quelle donne che sono convinte di essere sfortunate, poiché si innamorano sempre della persona sbagliata senza rendersi conto di come avviene tutto ciò... "Quando si confonde l'amore con la sofferenza, una donna sta amando troppo. Quando accetta una relazione che lede la sua dignità e non la rende serena e felice, ma ciò nonostante non riesce a interromperla, sta amando troppo"... Un saggio unico che aiuta a capire tante cose sul modo di amare delle donne "quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo": in questa frase dell'autrice è riassunto tutto il significato del libro. Il saggio intende insegnarci a guarire "dal troppo amore" che è una vera e propria malattia guidandoci attraverso i vari racconti per poi farci approdare a vivere una vita serena nella quale amare noi stesse viene sempre prima di tutto e tutti...
Ma davvero un libro pubblicato nel 1985 ha ancora qualcosa da dire alle donne di oggi? Sappiamo che il 31,5% delle donne dai 16 a 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Sono dati Istat presentati in occasione della giornata contro la violenza sulle donne (il 25 novembre). Si parla di 6 milioni e 788 mila donne, e non vi sono incluse le violenze psicologiche. Dunque, “Donne che amano troppo” è un libro sempre attuale.
Robin Norwood (1945) è una psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia, si occupa dei problemi di "dipendenza" e ha lavorato nel campo delle tossicodipendenze e dell'alcolismo. Che c'entrano, direte voi, le donne implicate in una relazione disfunzionale con tossicodipendenti e alcolisti? Ebbene, l'autrice, nella sua esperienza clinica, ha scoperto che mentre i tossicomani talvolta sono cresciuti in famiglie disturbate e talvolta no, le loro partner provengono sempre da famiglie gravemente disturbate; esse cercando di adattarsi ai loro partner, stanno inconsciamente ricreando e rivivendo aspetti significativi della loro infanzia: il bisogno di superiorità e di sofferenza che da piccole riuscivano a soddisfare nel loro ruolo salvifico.
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L’ancien président argentin Carlos Menem est mort
L’ancien président argentin Carlos Menem est mort
via Le Monde
14022021
Chef de la nation argentine de 1989 à 1999, celui que le pays surnommait « le Turc » en raison de ses origines arabes s’est éteint, dimanche, à l’âge de 90 ans.
Ses amis comme ses ennemis étaient d’accord sur un point : Carlos Saul Menem était imprévisible. Elu président de l’Argentine en juillet 1989, par une large majorité, sur un programme flou aux accents populistes, puis réélu de 1995 à 1999, Carlos Menem est mort dimanche 14 février, à l’âge de 90 ans, rapporte la presse argentine. Avec lui, le péronisme était revenu au pouvoir après une parenthèse de treize ans (dictature militaire de 1976 à 1983 puis gouvernement de l’Union civique radicale – UCR – avec Raul Alfonsin, entre 1983 et 1989). Caudillo venu de La Rioja (nord-ouest), l’une des provinces les plus pauvres du pays, il se réclamait du général Juan Domingo Peron, le fondateur du Parti justicialiste (péroniste).
En 1983, au retour de la démocratie et après l’échec des péronistes face au radical Raul Alfonsin qui remporta la présidentielle, Carlos Menem avait brandi l’étendard de la rénovation du péronisme en même temps qu’Antonio Cafiero, puissant gouverneur de la province de Buenos Aires. Le 9 juillet 1989, contre tous les pronostics et le puissant appareil du parti péroniste, Carlos Menem l’emporta sur son rival lors des élections primaires.
ALORS QUE LE GÉNÉRAL PERON ÉTAIT UN ENNEMI TRADITIONNEL DES ETATS-UNIS, CARLOS MENEM SE TRANSFORMA EN UN ALLIÉ INCONDITIONNEL DE WASHINGTON.
Dès son arrivée au pouvoir l’année suivante, il a toutefois rompu avec l’héritage de son maître à penser. Il s’est allié aux secteurs conservateurs pour imposer un modèle résolument néolibéral. Un de ses premiers gestes a été de tourner le dos aux syndicats, colonne vertébrale du mouvement justicialiste, pour gagner les faveurs de l’establishment. Alors que le général Peron était un ennemi traditionnel des Etats-Unis, Carlos Menem se transforma en un allié inconditionnel de Washington, au point de parler de « relations charnelles » entre les deux pays.
Privatisations tous azimuts
Il a privatisé toutes les entreprises publiques qui avaient été nationalisées quarante ans auparavant par Peron. Ces privatisations tous azimuts, y compris le système de retraites, profitèrent avant tout aux entreprises étrangères. Son gouvernement a été accusé de brader le patrimoine national, dont la compagnie d’aviation Aerolineas Argentinas, vendue à l’espagnole Iberia.
« Etes-vous toujours péroniste ? » A cette question, maintes fois posée, M. Menem répondait : « Il n’y a pas de rupture, mais une actualisation nécessaire de la doctrine. » Son habileté machiavélique, son pragmatisme et ses intuitions alimentées par une profonde connaissance de l’âme argentine lui ont permis de dominer la vie politique de son pays pendant dix ans sans que l’opposition parvienne à offrir d’alternative. « Je suis un transgresseur, un politicien né », disait-il, affirmant que le principal secret de l’art de gouverner est l’effet de surprise. A Buenos Aires, ses célèbres favoris, ses mocassins blancs, son énorme chevalière, ses chaînes en or, son amour pour les Ferrari et sa réputation de « latin lover » ont défrayé les chroniques. A l’étranger, il était perçu comme une caricature du chef d’Etat latino-américain sortie d’un album de Tintin.
Lire aussi: Argentine : à cause de la lenteur de la justice, l’ex-président Carlos Menem échappe à la prison
Menem réussit pourtant à forcer le respect. Son premier grand succès fut la rapidité avec laquelle il réussit à étouffer, le 3 décembre 1990, une rébellion militaire. Dans la foulée, le 19 décembre, il adopta la décision la plus controversée de son mandat : contre la volonté de la majorité de la population, il accorda la grâce présidentielle aux anciens chefs de la dictature militaire, accusés de graves violations des droits de l’homme et qui avaient été condamnés à perpétuité lors du procès historique de 1985, comparé au procès de Nuremberg contre les criminels nazis. Il gracia en même temps Mario Firmenich, le chef de la guérilla des Montoneros des années 1970, qui revendiquait un péronisme de gauche.
Cascade de scandales
En février 1991, il appela au ministère de l’économie Domingo Cavallo, jusqu’alors chargé des affaires étrangères. Cet ancien élève de Harvard devint l’homme fort du gouvernement, considéré comme « l’artisan du miracle argentin », après avoir lancé un plan de convertibilité fixant par décret un taux de change à parité entre le peso et le dollar. Le redressement de l’Argentine fit oublier la cascade de scandales de corruption qui secouèrent régulièrement Carlos Menem et son entourage.
Les bons résultats macroéconomiques lui valurent l’appui des organismes financiers internationaux et l’intérêt des investisseurs étrangers. Quand on lui reprochait le coût social élevé des mesures d’austérité, M. Menem reconnaissait qu’il s’agissait « d’une opération chirurgicale sans anesthésie », précisant que c’était « le seul chemin possible ».
LES INÉGALITÉS SOCIALES EXPLOSÈRENT AVEC UNE AVALANCHE DE PROTESTATIONS DES LAISSÉS-POUR-COMPTE DU « MIRACLE ARGENTIN ».
En 1995, Carlos Menem fut réélu, avec 47 % des suffrages, moyennant un pacte passé avec l’ancien président Alfonsin, « le pacte d’Olivos », qui déboucha sur une réforme de la Constitution qui interdisait jusqu’alors deux mandats successifs. Sous son second mandat, la situation économique s’aggrava avec la baisse du dollar et l’augmentation de la dette extérieure, du chômage et de la pauvreté. Les inégalités sociales explosèrent avec une avalanche de protestations des laissés-pour-compte du « miracle argentin ». En 1996, Carlos Menem limogea Domingo Cavallo. Sa politique ultralibérale est aujourd’hui jugée responsable, en grande partie, de la plus grave crise économique qu’ait connue l’Argentine, en 2001 et 2002.
Sous sa présidence eurent lieu deux attentats à Buenos Aires, les plus meurtriers de l’histoire du pays : en 1992, contre l’ambassade d’Israël (29 morts), et deux ans plus tard, contre la Mutuelle israélite argentine (AMIA, 85 morts). L’enquête, semée d’entraves et de rebondissements, s’orienta d’abord vers une piste intérieure conduisant à la police de la province de Buenos Aires, avant d’aboutir, sous la présidence de Néstor Kirchner (2003-2007) à un dossier complexe accusant l’Iran. Les deux attentats n’ont jamais été élucidés.
Symbole d’espoir
La croisade de Carlos Menem à travers tout le pays, ses discours enflammés en faveur de la justice sociale et de la « révolution productive » firent de lui un symbole d’espoir pour des millions d’Argentins, surtout dans les provinces pauvres de l’intérieur et les faubourgs ouvriers du grand Buenos Aires. « Lève-toi et marche ! », ordonna-t-il en 1989, au lendemain de son élection à la présidence, à une nation épuisée par trente ans de déclin et par le cauchemar de l’hyperinflation que les radicaux n’avaient pu juguler. « J’ai hérité d’un pays en ruines », répétait-il, obsédé par l’idée que l’Argentine puisse un jour figurer à nouveau parmi les nations du « premier monde ».
EN JUIN 2013, CARLOS MENEM DEVINT LE PREMIER ANCIEN PRÉSIDENT DE L’HISTOIRE ARGENTINE ÉLU DÉMOCRATIQUEMENT A ÊTRE CONDAMNÉ PAR LA JUSTICE À SEPT ANS DE PRISON.
En 2003, Carlos Menem se présenta une troisième fois à la présidence. Parvenu en tête au premier tour avec 25 % des voix, mais anticipant une probable défaite cuisante au second tour – beaucoup lui attribuant la responsabilité de la crise économique qui avait ravagé le pays quinze mois plus tôt –, il se retira de la course, permettant à son concurrent péroniste, Néstor Kirchner, d’arriver au pouvoir. Mais ce dernier ne pardonna jamais à Carlos Menem ce désistement qui le fit élire avec seulement 22 % des suffrages obtenus au premier tour.
En juin 2013, Carlos Menem devint le premier ancien président de l’histoire argentine élu démocratiquement a être condamné par la justice à sept ans de prison pour trafic d’armes à destination de la Croatie et de l’Equateur, entre 1991 et 1995. Devenu sénateur, il est protégé par son immunité parlementaire. Mais l’ex-président avait fait appel, la Cour suprême annule la sentence et renvoit l’affaire en cassation. En 2018, la Cour de cassation annule finalement tout le processus pénal, estimant que, vingt-trois ans après les faits, trop de temps était passé pour pouvoir établir pleinement des responsabilités.
Un autre procès a eu une issue similaire : en décembre 2019, le tribunal a jugé que les délais avaient été trop longs pour que justice soit faite dans une affaire de vente à un prix largement sous-estimé d’un terrain à la Société rurale, en 1991.
Carlos Menem a eu maille à partir avec la justice dans d’autres affaires, mais a été, là encore, absous dans la plupart des procès : pour avoir omis des biens dans sa déclaration d’impôts (absous en 2013), pour entrave à l’enquête sur l’attentat contre l’AMIA (absous en 2019), ou pour avoir versé des gratifications aux ministres de ses gouvernements – en décembre 2015, il a été condamné à quatre ans et demi de prison dans cette affaire, mais a fait appel, et la Cour suprême ne s’était pas prononcée avant sa mort.
L’ancien président était aussi en attente de procès concernant son rôle dans un attentat ayant détruit une usine d’armements de la ville de Rio Tercero, commis en 1995, qui aurait servi à dissimuler la vente illégale d’armes en Croatie et en Equateur. Face à l’inaction de la justice, en novembre 2020, un quart de siècle après les faits, la municipalité a déclaré « persona non grata » l’ancien président.
Surnommé « Le Turc »
Grand voyageur, Carlos Menem a parcouru le monde, à raison d’une soixantaine de voyages pendant les deux premières années de son mandat. Descendant de Syriens, il fut le premier président argentin à se rendre en visite officielle en Israël, en octobre 1991, et fit de l’Argentine le seul pays d’Amérique latine à participer à la coalition contre le président irakien Saddam Hussein pendant la première guerre du Golfe.
PENDANT LA CAMPAGNE ÉLECTORALE, IL AVAIT REVENDIQUÉ LA SOUVERAINETÉ DES ÎLES MALOUINES, MÊME SI CELA DEVAIT ÊTRE « AU PRIX DU SANG ».
Chef d’un parti créé par un militaire, Juan Domingo Peron, qui admirait Mussolini et qui accueillit de nombreux réfugiés nazis, Carlos Menem ordonna l’ouverture des archives secrètes sur les criminels de guerre ayant vécu en Argentine, qui ne contenaient, il est vrai, plus grand-chose. Il ne craignait pas les contradictions. Pendant la campagne électorale, il avait revendiqué la souveraineté des îles Malouines, même si cela devait être « au prix du sang ». Il adopta par la suite un ton conciliateur à l’égard de la Grande-Bretagne. Sur le plan régional, il participa en 1991 à la création du Mercosur, le marché commun régional avec le Brésil, l’Uruguay et le Paraguay. En Argentine, il supprima le service militaire obligatoire.
Surnommé « El turco » (« le Turc »), comme les Argentins désignent populairement les émigrants d’origine arabe, Carlos Saul Menem venait d’une famille de musulmans sunnites, originaires de la ville de Yabroud, au nord de Damas. Il était né le 2 juillet 1930 à Anillaco, un village de la province de La Rioja. Il admirait les caudillos provinciaux du XIXe siècle comme Facundo Quiroga, dont il adopta les favoris.
Sa première rencontre formelle avec le général Peron eut lieu en 1964 à Madrid, où le général vivait en exil. En 1972, M. Menem faisait partie du comité restreint qui l’accompagnait dans l’avion qui le ramena en Argentine, après dix-sept ans d’éloignement. L’année suivante, Carlos Menem devint gouverneur de La Rioja et fut réélu en 1983 et en 1987. Le 24 mars 1976, jour du coup d’Etat militaire qui renversa le gouvernement de Maria Estela Martinez de Peron, la veuve du général, il fut arrêté avec d’autres dirigeants péronistes. Il passa six ans en prison.
Marié deux fois
La passion pour la politique de cet avocat de formation n’avait d’équivalent que son amour pour le sport : football, tennis, voitures de course et même avions de chasse. Avec son épouse Zulema Fatima Yoma, elle aussi descendante de Syriens, il eut deux enfants, Carlos Saul et Zulema Maria Eva. Son fils trouva la mort le 15 mars 1995 dans un mystérieux accident d’hélicoptère qui n’a jamais été élucidé. Les relations du couple furent tumultueuses jusqu’à leur séparation, digne d’un vaudeville quand, en 1990, la première dame fut expulsée de la résidence présidentielle.
Le clan Yoma joua un rôle important au début du premier mandat de Carlos Menem, avec la présence de plusieurs membres de cette famille au palais présidentiel. Parmi eux, sa belle-sœur, Amira Yoma, fut évincée à la suite d’une retentissante affaire de blanchiment de narcodollars, le « Yoma Gate ». Le frère aîné du président, le sénateur Eduardo Menem, resta en revanche l’un de ses plus proches collaborateurs.
Lire aussi: L’ancien président argentin Carlos Menem condamné pour corruption
Carlos Menem se remaria en 2001 avec Cecilia Bolocco, ancienne Miss Univers chilienne, avec laquelle il a eu un fils, Maximo Saul. Le couple a divorcé en 2007. En 2006, un tribunal de la province de Formosa (nord) avait établi, après des années de bataille judiciaire, que Carlos Menem, qui avait toujours refusé de le reconnaître et de se soumettre à une analyse d’ADN, était bien le père d’un jeune homme, Carlos Nair, né en 1981.
Carlos Menem en quelques dates
2 juillet 1930 Naissance à Anillaco (province de La Rioja)
1973-1987 Gouverneur de la province de la Rioja
1989-1999 Président de la République d’Argentine
2013 Condamné pour trafic d’armes vers la Croatie et l’Equateur
14 février 2020 Mort à l’âge de 90 ans
Par Christine Legrand (Buenos Aires, correspondante)
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egliseherault · a year ago
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Être avec... Octobre 2020
Communauté catholique de Celleneuve- La Paillade
Offre-Joie
En quelques mots, je vais vous présenter l'association franco-libanaise Offre Joie fondée en 1985 en pleine guerre du Liban par des étudiants chrétiens et musulmans pour se faire se retrouver dans les colonies de la paix les enfants de toutes confessions. En 2017, ce fut la création d'une école à Kfifan pour les enfants réfugiés syriens. Depuis le drame du 4 août, la générosité sur toute la France a permis d'envoyer sur un bateau humanitaire du matériel médical, des denrées alimentaires etc... Nous avons l'équipement de 48 chambres d'hôpital qui est en train de s'acheminer vers l'hôpital (détruit) « Notre Dame du Rosaire ». Également, sur Lyon, une collecte de fournitures scolaires sera envoyée au profit de l'école St Vincent de Paul à Achrafich. De nombreuses actions sont en cours. Offre-joie Liban s'est vue confier la reconstruction de 153 appartements dans trois rues du quartier de la Quarantaine à Beyrouth. Ils sont conseillés par des professionnels du bâtiment. Dans ces trois rues sont distribuées matin et soir des repas pour les bénévoles et les gens du quartier.
Ceci n'est qu'un aperçu de ce qui se fait actuellement. Offre-joie ne vit que du bénévolat de ses volontaires et des dons que vous effectuez.
Ce sont les petites ruisseaux qui font les grandes rivières.
Cathy Cambois
Les rendez-vous du mois d'Octobre
Samedi 3 octobre :
A 10h à St Paul : Messe de la communauté Copte A 14h à St Thomas : Mariage d'Océane et Velony.
Dimanche 4 octobre : Messes à 9h et 11h à St Thomas (merci de venir plutôt à 9h, car à 11h, il y aura beaucoup de monde du fait des Professions de foi et des premières communion !)
Samedi 10 octobre à 18h30 à Notre Dame de la paix : Confirmation des jeunes de notre diocèse : Taïs et Juliani en seront. Prions avec et pour eux !
Dim. 11 octobre. :
Messe à 10h à St Paul : Baptêmes de deux adultes, Blandine et Ravaka. A 16h à la Cathédrale de Montpellier : Confirmation des Adultes de notre Diocèse ; Blandine et Ravaka en seront, et feront aussi leur 1ère communion. Prions avec et pour elles !
Dim. 18 octobre :
Messe à 10h à St Thomas : célébration des 80 ans d'une ribambelle de jeunes dames de la paroisse ! Messe de la communauté vietnamienne à 16h à St Paul.
Dim. 25 octobre. : Messes à 10h à St Paul et à 18h à Ste Croix.
Les messes du mois d'Octobre :
Messes les mardis 6, 13, 20 et 27 octobre à 18h à Ste Croix
Messes les mercredis 7, 14, 21 et 28 octobre à 17h30 à St Paul.
Dimanches 11 et 25 octobre à 15h30 à St Paul : Messes de la communauté Malgache
Quelques dates pour le mois prochain :
Dimanche 1er Novembre à 10h : Messe de la Toussaint à St Thomas
Lundi 2 novembre à 19h : Messe en communion avec nos défunts à St Paul.
Quelques informations pratiques :
L'église Ste Croix est ouverte les jeudis et les dimanches de 15h à 17h.
Accueil à la maison paroissiale (Avenue des Moulins) : Lun., mar., jeu., ven. de 10h à 12h. Le merc. de 17h à 19h et le sam. sur rendez-vous.
Accueil au RDC de St Paul (Place Mimi Azaïs) : Merc. et sam. de 10h à 12h. L'église St Paul en haut de l'escalier est ouverte tous les jours !
Méditation silencieuse :
Dimanche de 8h à 9h à St Paul. Mardi de 18h30 à 19h à Ste Croix Mercredi de 18h à 19h à St Paul.
Les rencontres :
Samedi 3 octobre à 18h30 à la maison paroissiale : Aumônerie des lycéens. Contact : Karine : 0767098980
Samedi 17 oct. de 10h à 17h à St Paul : Temps fort du Catéchisme. De 16 à 17h : rencontre des parents avec J-Louis Cathala.
Les rencontres en Visio de la PPH (pastorale pour les personnes handicapées) ont repris les lundis à 15h et les samedis à 17h. Ces rencontres par internet sont proposées largement à toutes les personnes qui ne peuvent pas encore revenir à nos assemblées dominicales, mais qui trouveront là un lieu pour partage leur foi. Contact : Colette 0679554525
EAP : Lundi 12 et 26 octobre à 20h30 à St Paul
Mercredi 7 octobre à 15h et 20h30 à Villa Maguelone : Conférences introductives de Mgr Carré sur la 1ère Lettre de Pierre.
A bien noter : il est possible de se retrouver dans nos locaux paroissiaux dans des conditions bien précises :
1/ La ou le responsable du groupe qui désire utiliser les locaux doit s'adresser à Madé Roquefort (pour les salles voûtées à Ste Croix) à Nicole ou Nade (pour la maison paroissiale) et à Jean-Louis (pour St Paul).
2/ Masque obligatoire, lavage des mains et distanciation physique.
3/ A la maison paroissiale, seule la grande salle pourra être utilisée (maximum 20 personnes et fenêtres ouvertes sauf en hiver).
A St Paul RDC seule la grande salle pourra être utilisée (maximum 20 personnes et fenêtres ouvertes sauf en hiver).
A Ste Croix, maximum 5 personnes avec fenêtres ouvertes sauf en hiver.
4/ La ou le responsable s'engagera à ce que les poignées, les toilettes et le sol soient désinfectés après utilisation des locaux.
5/ L'utilisation des cuisines est interdite. S'il y a un verre de l'amitié ou un repas tiré du sac, il aura lieu si possible à l'extérieur. Chacune et chacun portera ses propres couverts et sa nourriture. Pas de vaisselle sur place.
A noter dans vos agendas : Après mûre réflexion, nous avons décidé d'un nouvel horaire pour la célébration de la Nativité :
Pour la nuit du 24 décembre, la messe sera à 22h à St Paul
Pour le jour du 25 décembre, la messe sera à 18h à St Thomas.
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veryhottub-blog · 2 years ago
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Nous l'avons tant aimé 😢😢😢 Au revoir à notre "Beau Bizarre" aujourd'hui c'est "Comm'si la terre penchait" dans un "Les Vestiges du chaos" Christophe ne nous dira plus jamais " Des mots bleus Les mots qu'on dit avec les yeux" Il a tiré sa dernière révérence à notre monde pour retrouver espérons-le un bien Monde meilleur 🙏🙏🙏 Quelle tristesse cette sale période 😢Sincères Condoléances à sa Familles et à ses Amis et Paix à son âme 😢 maintenant qu’il retrouve le Paradis des Saltimbanques où tous ses prestigieux prédécesseurs l’attendent avec une mélodie du bonheur infini C'était Christophe : Monsieur Daniel Bevilacqua, dit Christophe, né le 13 octobre 1945 à Juvisy-sur-Orge et nous a quittés le 16 avril 2020 à Brest, Christophe descend d'immigrés italiens originaires du Frioul. En 1891, son arrière-grand-père, le maçon-fumiste Baptiste Bevilacqua, s'installe à Juvisy et fait venir de nombreux compatriotes pour travailler dans l'entreprise familiale1. Plusieurs décennies après, le père de Christophe, Georges Jacques Bevilacqua, tient une entreprise d'installation de chauffage central — qui prospère assez pour s'étendre à la vente d'électroménager —, tandis que la mère est couturière2. Vers l'âge de 8 ans, Édith Piaf et Gilbert Bécaud sont ses premières idoles, puis il découvre le blues, Robert Johnson et John Lee Hooker. Fasciné très jeune par l'American way of life, tel qu'il est dépeint dans les films qu'il va souvent voir au cinéma.À la fin des années 1950, comme bien des jeunes de sa génération (celle du baby boom de l'après-guerre), il est marqué par Elvis Presley et James Dean, tout en développant une passion sincère pour le rock des pionniers de la maison Sun et le blues (il reconnaîtra avoir également été influencé par Georges Brassens). Ayant trouvé sa vocation, il apprend la guitare et l'harmonica. En 1961, il fonde Danny Baby et les Hooligans (« Danny » étant une référence à son prénom Daniel) un groupe amateur. Il chante le plus souvent en yaourt (du faux anglais) tout en s'accompagnant à la guitare et toujours en play-back car il n'aime pas apprendre par cœur. Au début des années 1970, sa popularité fléchit pendant une courte période, durant laquelle il se laisse pousser une moustache qui, avec sa longue chevelure blonde, signera son image de latin lover. En 1971, Francis Dreyfus crée le label Les Disques Motors où vont sortir désormais les albums de Christophe. Il revient dans les classements avec respectivement Mal et Mes Passagères, la même année, et Oh mon Amour, Main dans la main, Belle et Rock Monsieur en 1972. Le déclic se produit à nouveau pour Christophe lorsque son producteur Francis Dreyfus lui adjoint les services du jeune parolier Jean Michel Jarre, avec qui il écrit l'album Les Paradis perdus6, très influencé par le rock anglo-saxon de l'époque (Pink Floyd, Lou Reed). Le succès est à nouveau au rendez-vous, la réussite de leur association concrétisée, en 1974, par l'album Les Mots bleus ainsi que le 45 tours de la chanson titre, un des sommets de la carrière de Christophe, qui lui permet de renouveler son public. Il se produit alors à l'Olympia pour deux soirs à guichets fermés. Dans un moment de dépression, il tombe pour une courte période dans la drogue[réf. nécessaire]. En 1976 il collabore avec Boris Bergman pour Samourai, qui contient la chanson Merci John d'être venu dédiée à John Lennon. En 1978, il publie l'album Le Beau Bizarre, aux textes signés de Bob Decout, qui n'a pas le succès des précédents mais lui vaut les louanges de la critique. C'est un album résolument pop-rock, que Libération place parmi les cent meilleurs albums de l'histoire du rock 'n' roll. En 1980 il collabore avec son beau-frère Alan Z Kan pour Pas vu, pas pris et, à la demande de son épouse Véronique, Christophe ressort le 45 tours Aline : la réédition dépasse alors le million de copies en France.En 1983, son troisième plus gros succès en simple est à nouveau une ballade, Succès Fou, dont il vend quelque 600 000 copies et qui achève de le cataloguer comme chanteur pour midinettes. En 1984 il sort Voix sans issue en yaourt. Christophe se consacre aussi dans les années 1980 à débattre sur les plateaux télé contre le fléau de la faim dans le monde, montrant qu’il est aussi un homme d’engagement. Par la suite, son rythme de travail se ralentit : il compose la musique du premier tube de Corynne Charby, Boule de flipper8. Il publie un album d'adaptations de standards anglo-saxons des années 1940-1950 (Clichés d'amour), des 45 tours (Ne raccroche pas en 1985, qui se veut un clin-d'œil à l'adresse de la jeune Stéphanie de Monaco), mais ne fait plus de scène.Il se consacre alors essentiellement à ses collections de juke-boxes, de disques rares et de grands films — sa cinéphilie était bien connue du directeur de la Cinémathèque française, Henri Langlois, à qui il prêta une copie originale de La Strada de Federico Fellini. Mélomane averti, il se tient toujours au courant des dernières nouveautés, afin notamment d'actualiser sa propre musique. Perfectionniste jusqu'à la maniaquerie, il peut passer un an à travailler sur le son d'une partie de batterie.Après un 45 tours passé à peu près inaperçu Chiqué chiqué en 1988, Christophe change de maison de disques en 1995. De Motors, il passe chez Epic, une division de Sony9.En 1996, il publie Bevilacqua, un album ambitieux qui ne fera guère parler de lui où on l'entend en duo avec son idole Alan Vega du groupe américain Suicide.Véritable disque d'ambiance, Bevilacqua surprend par sa modernité : Christophe ne ressemble plus au dandy crooner des années 1970. Il a travaillé durant plusieurs mois sur l'album dans le studio installé chez lui.Cinq ans plus tard, le 5 juin 2001, l'album d'avant-garde Comme si la terre penchait, produit par Philippe Paradis, connaît un meilleur accueil, même si on est encore loin des résultats de vente passés.Il annonce alors son retour sur scène (où il ne s'était pas produit depuis 26 ans) et donne une série de concerts à l'Olympia.Il a fait appel à des éclairagistes du théâtre et de la danse pour mettre en valeur son spectacle. Il chante, assis sur un tabouret, la lumière centrée sur lui, pendant que des danseurs se produisent sur une chorégraphie de Marie-Claude Pietragalla, des images de rock'n'roll sont projetées sur le décor. Les CD et DVD Christophe: Olympia 2002 paraissent l'année suivante. En 2004, il chante en duo avec Alain Bashung sur la scène de l'Élysée Montmartre Les Mots bleus et Amsterdam. En mars 2005, sur la scène de l'Opéra-Comique il reprend la chanson Hollywood de Brigitte Fontaine composée par Areski Belkacem.En 2007, Christophe chante L'un dans l'autre sur l'album Arkhangelsk du trompettiste Erik Truffaz, morceau dont il a écrit les paroles10. Le 30 juin 2008, il sort, chez AZ, Aimer ce que nous sommes : une œuvre large sur laquelle il travaille depuis 2004. Plusieurs artistes, comme Isabelle Adjani, Daniel Filipacchi, Florian Zeller, Murcof, Jac Berrocal, Carmine Appice et son ancien producteur Francis Dreyfus, ont collaboré à cet album, enregistré essentiellement de nuit, entre Paris, Séville, Londres et réalisé par Christophe Van Huffel (du groupe Tanger). En 2009, il donne un concert spectacle dans le parc du château de Versailles, avec Carmine Appice à la batterie. À la fin de cette année, il entame la tournée Aimer ce que nous sommes.En 2011, il participe à l'album de reprises de chansons d'Alain Bashung Tels Alain Bashung en interprétant de manière remarquée Alcaline et reprend en duo avec Brigitte Fontaine Hollywood sur l'album L'un n'empêche pas l'autre. Il ressort cette même année l'album Bevilacqua Dans le cadre de la tournée « Aimer ce que nous sommes », qui a déjà emmené Christophe dans toute la France, en Suisse, en Belgique et au Liban, le 18 juin 2011, il revient dans sa ville natale, Juvisy-sur-Orge, où il se produit pour un spectacle de trois heures et demie devant près de trois mille personnes En octobre 2011, il est invité par Julien Doré sur la scène de l'Olympia13,[source insuffisante] et, en novembre, il chante en duo Boby avec Loane.Après une tournée de plus de cent dates, début 2013, Christophe choisit de donner sept concerts en France, sous le titre Intime Tour, avec une formation épurée (piano, synthés, guitare). Le 18 mars 2013, Christophe sort un album d'inédits Paradis retrouvé (BMG), à cette occasion, le journaliste Bayon considère qu'en tant que « yéyé minet rockab electro dandy beauf bouliste à pin-up, Christophe serait ce chaînon manquant elvisien entre Adamo et Vega via Juvet À la suite du succès des premiers concerts de l'Intime Tour, la tournée se poursuit en France et à l'étranger, donnant lieu, le 31 mars 2014, à la sortie de l'album Intime En 2016 il collabore avec Jean-Michel Jarre à l'occasion de l'album Electronica 2: The Heart of Noise pour le morceau Walking The Mile. Christophe sort un nouvel album le 8 avril 2016, Les Vestiges du chaos, qui reçoit un accueil critique enthousiaste. L'album comprend un duo avec Alan Vega, l'une des idoles du chanteur[réf. nécessaire]. En 2019, Christophe est invité par les curateurs Martin Widmer et Marie Villemin du centre d'art de Neuchâtel (CAN) en Suisse à mettre en musique des entretiens qu'ils ont réalisés et montés de l'artiste Suisse Olivier Mosset. Pendant plus d'une année Christophe et Martin Widmer collaborent sur la réalisation de ce morceau qui sortira finalement sous forme d'un maxi 45t en juin 2019. Ce disque étonnant et inclassable restera comme l'une des publications les plus originales mêlant musique et art contemporain. Quelques mois plus tard, à l'occasion du vernissage de la grand rétrospective d'Olivier Mosset au MAMCO de Genève le 25 février 2020, son curateur Paul Bernard invite Martin Widmer a penser avec Christophe le projet de la version live du disque
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